La gestione delle cause di anatocismo e usura

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La gestione delle cause di anatocismo e usura

Atti dell’“Incontro di studio sul tema: Le controversie bancarie”, II sessione, C.S.M., Nona Commissione – Tirocinio e Formazione Professionale, Roma, 17-19 settembre 2012.

1. La gestione della cause di anatocismo e usura.

La gestione della mole di cause in materia di anatocismo bancario e usura ha risentito e tutt’oggi risente delle complesse e tormentate questioni1 relative, essenzialmente, alla legittimità delle clausole contrattuali di capitalizzazione degli interessi debitori e alla decorrenza del termine di prescrizione dell’azione di ripetizione di indebito, che, nell’ultimo decennio, hanno reso necessario l’intervento, a più riprese, della Corte Costituzionale2 e della Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite3, e che, recentemente, si sono arricchite della pronuncia4 di illegittimità costituzionale dell’art. 2, comma 61, del d.l. 29.12.2010, n. 225 (cosiddetto “decreto milleproroghe”), convertito, con modificazioni, in legge 26.2.2011, n. 10.

Alla complessità delle questioni sottese alla gestione delle cause di anatocismo bancario e usura, e al continuo divenire di questa materia, si affianca “la particolare importanza” delle questioni stesse.

Tanto è vero che sul tema della legittimità delle clausole contrattuali di capitalizzazione trimestrale degli interessi debitori la Suprema Corte di Cassazione si è espressa a Sezioni Unite, ai sensi dell’art. 374, comma 2, c.p.c., trattandosi di “questione di massima di particolare importanza”, come emerge dalle motivazioni della sentenza n. 21095/20045.

Parimenti, sulla questione relativa al termine di decorrenza dell’azione di ripetizione delle somme indebitamente corrisposte dal correntista alla banca a titolo di interessi anatocistici, nonché sulla questione se, accertata la nullità della clausola contrattuale di capitalizzazione trimestrale degli interessi maturati su un’apertura di credito in conto corrente, gli interessi debbano essere computati con capitalizzazione annuale, o senza alcuna capitalizzazione, la Suprema Corte di Cassazione si è pronunciata a Sezioni Unite, ai sensi dell’art. 374, comma 2, c.p.c., stante “la particolare importanza delle questioni sollevate”, come emerge dalle motivazioni della sentenza n. 24418/20106.

La “particolare importanza”, ex art. 374, comma 2, c.p.c., delle questioni sottese alla gestione delle cause di anatocismo bancario e usura attiene non solo al piano strettamente normativo, ovvero di interpretazione e applicazione delle norme, ma anche al piano sociale, economico e del contrasto alla usura.

Va considerato, infatti, che l’anatocismo – termine che deriva dal greco anà (di nuovo) e tokismòs (interesse, usura), e che indica il fenomeno “dell’interesse sull’interesse” (cosiddetto “interesse composto”), ovvero della progressiva capitalizzazione degli interessi maturati su una somma di denaro7 – , da un lato, è oggetto di condivisibili limitazioni, legate, essenzialmente, alla duplice esigenza di prevenire il pericolo di fenomeni usurari e di proteggere il consumatore-cliente debitore della banca dal rischio di un incontrollato aggravamento dell’impegno assunto al di là di quanto originariamente pattuito, come dimostra la disciplina ex art. 1283 c.c.; dall’altro lato, risente di continue pressioni tese a estenderne l’ambito di applicazione, in considerazione degli interessi economici ad esso sottesi, come dimostrano le cosiddette Norme Bancarie Uniformi emesse dall’A.B.I.8.

Con riguardo agli interessi economici sottesi all’anatocismo, la Suprema Corte di Cassazione9 ha evidenziato che, pure rimanendo nell’ambito “del tasso d’interesse limite non usuraio” (cosiddetto “tasso soglia”), “le conseguenze economiche sono diverse a secondo che sulla somma capitale si applichino gli interessi semplici, o quelli composti”, vale a dire anatocistici, in quanto, a titolo esemplificativo, “una somma di denaro concessa a mutuo al tasso annuo del 5% si raddoppia in venti anni, mentre con la capitalizzazione degli interessi la stessa somma si raddoppia in quattordici anni”.

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