Normativa

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Normativa – Delibera  C.I.C.R. del 09 Febbraio 2000

Premesso quanto affermato dalla Cass. SS. UU. del 4 novembre 2004, n. 21095 e l’ultimo intervento  n. 24418/2010 (anche in materia di Prescrizione decennale ex art. 2945-2946 c.c. relativamente alle azioni di ripetizione ex art. 2033 c.c.) poco noto ai più è quanto statuito dalla Delibera C.I.C.R del 09 febbraio del 2000.

Quest’ultima, seppur non frutto di un iter parlamentare (complesso ed adeguatamente oggetto di dibattito) ha previsto la facoltà , per il settore bancario, di continuare a perpetrare l’anatocismo seppur in presenza di almeno due diverse condizioni.

La prima è che la “capitalizzazione degli interessi” sia uguale per gli interessi attivi e interessi passivi (ovvero la cd pariteticità tecnica).

La seconda è che tale clausola sia specificatamente sottoscritta dal correntista.

Quanto sopra per i rapporti di conto corrente sorti (accesi) dopo l’entrata in vigore della suddetta delibera.

Viceversa , per quanto attiene ai rapporti già aperti (accesi) prima di tale data veniva specificatamente previsto (Art. 7) che:

“1. Le condizioni applicate sulla base dei contratti stipulati anteriormente alla data di entrata in vigore della presente delibera devono essere adeguate alle disposizioni in questa contenute entro il 30/6/00 e i relativi effetti si producono a decorrere dal successivo 1° luglio.

2. Qualora le nuove condizioni contrattuali non comportino un peggioramento delle condizioni precedentemente applicate, le banche e gli intermediari finanziari, entro il medesimo termine del 30/6/00, possono provvedere all’adeguamento, in via generale, mediante pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. Di tali nuove condizioni deve essere fornita opportuna notizia per iscritto alla clientela alla prima occasione utile, e, comunque, entro il 30/12/00.

3. Nel caso in cui le nuove condizioni contrattuali comportino un peggioramento delle condizioni precedentemente applicate, esse devono essere approvate dalla clientela.”

Sebbene tutte le banche abbiano provveduto a comunicare in Gazzetta Ufficiale la nuova forma di capitalizzazione da adottare dopo il 30 Giugno 2000, quest’ultime hanno ritenuto di aver sanato (almeno per il futuro) qualunque obiezione potenzialmente riconducibile a rapporti sorti prima di tale data.

Ovvero è stato ritenuto elemento necessario e, soprattutto, sufficiente la mera comunicazione in GU dell’avvenuto adeguamento onde poter (erroneamente) sostenere che anche per tali rapporti si potesse proseguire nella capitalizzazione trimestrale degli interessi (a condizione che anche gli interessi attivi fossero capitalizzati trimestralmente)

Tale argomento è stato più volte opposto dai correntisti i quali, per molti versi (correttamente si può affermare) hanno ritenuto che la capitalizzazione degli interessi anche dopo il 30 Giugno del 2000 (si rammenta per i rapporti sorti prima del 30 Giugno del 2000) rappresentasse comunque una condizione “peggiorativa” rispetto al passato.

Premessa l’impossibilità di capitalizzare alcun interesse prima del 30 Giugno del 2000, è apparso subito evidente come il termine di paragone tra “le  condizioni precedentemente applicate” e “le nuove condizioni contrattuali” dovesse prevedere un confronto tra ciò che era ammesso prima del 30 Giugno 2000 (ovvero nessuna capitalizzazione) e quanto era possibile applicare dopo tale data (ovvero ammettere una pari capitalizzazione tra le competenze)

In tale contesto si evidenzia quanto riportato dalla Suprema Corte di Cassazione nel 2004

“In tema di capitalizzazione trimestrale degli interessi sui saldi di conto corrente bancario passivi per il cliente, a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 425/00, che ha dichiarato costituzionalmente illegittimo, per violazione dell’art. 76 Cost., l’art. 25, comma terzo, D. lgs. n. 342/99, il quale aveva fatto salva la validità e l’efficacia – fino all’entrata in vigore della Delibera CICR di cui al comma 2 del medesimo art. 25 – delle clausole anatocistiche stipulate in precedenza, siffatte clausole, secondo i principi che regolano la successione delle leggi nel tempo, sono disciplinate dalla normativa anteriormente in vigore e, quindi sono da considerare nulle in quanto stipulate in violazione dell’art. 1283 c.c.”.

In tale scenario pare evidente come la capitalizzazione trimestrale dopo il 30 Giugno del 2000 rappresenti (per i rapporti di conto corrente sorti prima di tale data) una condizione peggiorativa la quale, in assenza di una valida (e successiva) pattuizione scritta risulterebbe inapplicabile fino alla chiusura del rapporto di conto corrente.

Differenti interpretazioni sono state date al testo della predetta Delibera.

Tuttavia pare evidente come l’anatocismo (si rammenti per i soli rapporti di conto accesi prima del 30 Giugno del 2000) rappresenti una condizione certamente peggiorativa  rispetto all’ assenza di qualunque capitalizzazione degli oneri sul conto corrente.

Il tutto anche in presenza della capitalizzazione trimestrale degli interessi attivi i quali, spesso, vengono sottoscritti a tassi pari (o di poco) superiori a zero.

L’effetto di tale escamotage è quello di simulare un’effettiva remunerazione al correntista a fronte del capitale versato.

Simulazione  la quale pare più evidente, qualora la banca accordi con il cliente un tasso attivo pari a zero a fronte di agevolazioni di spese sul conto corrente.

Viceversa e per quanto attiene i rapporti di conto accesi dopo il 30 Giugno del 2000 è possibile affermare come non esista un’applicazione automatica della capitalizzazione trimestrale per la sola circostanza secondo cui il rapporto sia sorto dopo l’entrata in vigore della predetta Delibera.

Elemento essenziale affinché tale pratica possa risultare lecita è, come detto,  la forma scritta di tale specifica clausola (nonché, ovviamente, la pariteticità tecnica nella cadenza di capitalizzazione delle competenze)

In assenza di tali elementi (soprattutto in relazione alla forma scritta) non sarà ammessa alcuna capitalizzazione delle competenze ancorché il rapporto di conto corrente sia sorto dopo il 30 Giugno del 2000.

Ultimo intervento, in ordine cronologico, in materia “anatocistica”  è il Decreto legislativo n. 4 marzo 2014, n. 53

Questi è intervenuto modificando quanto previsto dall’art. 120 del TUB 385 del 1993  comma 2 , punto B) prevedendo che…gli interessi periodicamente capitalizzati non possano produrre interessi ulteriori che, nelle successive operazioni di capitalizzazione, sono calcolati esclusivamente sulla sorte capitale”

Ciò  ha, pertanto,  vietato la possibilità, per ogni Istituto di Credito, di procedere (a partire dalla successiva chiusura trimestrale del 30 Giugno 2014) al computo di interessi (a debito del Correntista) su precedenti interessi già capitalizzati.

Il tutto interrompendo , finalmente, una spirale di effetti deleteri  ormai in auge da oltre mezzo secolo.

 

 

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